l'intervista
La parola a Silvia
Dirigente del settore industriale in Demont
Ciao Silvia, per iniziare vuoi raccontarci cosa ti ha portato a intraprendere un percorso inerente l'ingegneria, materia che spesso non viene scelta dalle donne?
Quella per le materie scientifiche – e per la chimica in particolare – è una mia propensione innata: ho tuttora un grande amore per le discipline umanistiche e per l’arte in genere, però la matematica, la fisica e le scienze mi sono sempre risultate di più facile apprendimento.
Ho percorso questa strada anche per una scelta individuale: ero consapevole che se fossi diventata un’ingegnere mi sarei garantita l’indipendenza economica e avrei avuto la possibilità di scegliere da sola, di essere autonoma. Il carattere indipendente ha sicuramente indirizzato le mie scelte fin da piccola.
Quali sono i passi significativi che contraddistinguono la tua carriera?
Dopo essermi laureata in ingegneria chimica al Politecnico di Milano, ho lavorato per una decina di anni per diverse multinazionali in questa città, che avevo scelto per la sua connotazione fortemente europea.
Poi ho voluto fare ritorno in Liguria, mia regione natale, e qui Demont mi ha dato la possibilità di fare carriera iniziando come Project Manager e diventando poi dirigente nel settore industriale.
Visti i ruoli che hai svolto (e che svolgi ancora oggi) e gli ambiti in cui lavori, come hai vissuto e vivi la tua condizione di donna?
Ritengo che negli ultimi 15 – 20 anni il mondo del lavoro sia cambiato tantissimo. Negli anni 2000 le donne che lavoravano nel settore industriale e nell’ingegneria erano infatti pochissime.
Ricordo che nel 2003, quando lavoravo come PM in una società metalmeccanica lombarda, ho accolto un nuovo cliente che, senza darmi il tempo di fare le presentazioni, ha richiesto un caffè. Al mio ritorno, con le tazzine in mano, lui mi ha chiesto gentilmente di essere annunciato all’ingegner Garino (ovvero a me). Non credo si trattasse di un caso di misoginia o che volesse offendermi, ma i ruoli di ingegnere e project manager al tempo erano veramente raramente ricoperti da donne.
Negli anni la situazione è mutata e oggi ci sono molte donne che lavorano nei settori della metalmeccanica e dell’ingegneria anche con ruoli apicali.
Di cammino ne è stato fatto tanto anche se sicuramente la parità di genere è una meta ancora da raggiungere.
Silvia, tu sei mamma. Come ti sei sentita quando sei rimasta incinta? Avevi delle paure riguardo al lavoro?
Io ho voluto la maternità più di qualsiasi altra cosa e proprio per questo avevo messo in conto che avrei dovuto sforzarmi un po’ di più per bilanciare i ruoli di madre e lavoratrice.
Ho sempre pensato che avrei dovuto trovare il modo di far coesistere le due cose, sapendo che – probabilmente – ci sarebbe voluta tanta energia fisica e mentale e che forse, in alcuni casi, ci sarebbero stati dazi da pagare. Ma ero pronta a fare sacrifici pur di avere entrambe le cose.
Nel mio caso specifico la realtà ha superato le aspettative: sono andata in maternità con la qualifica da PM e quando mio figlio non aveva ancora compiuto 3 anni ho ottenuto la promozione a dirigente. La maternità non mi ha quindi sicuramente sfavorito.
Work Life Balance: l'equilibrio tra vita professionale e vita privata è cambiato con la maternità e, se sì, come?
Mi sono dovuta organizzare: l’organizzazione è il fattore chiave insieme alla creazione di una rete di supporto che ti devi costruire intorno per gestire contemporaneamente le esigenze familiari e lavorative.
A parte le possibili emergenze, la normalità è totalmente coperta (familiari, baby sitter, tempo prolungato a scuola, etc…). È chiaro che ho bisogno di qualcuno che si occupi di mio figlio quando io sono al lavoro: è tutta una questione di organizzazione e giusto bilanciamento delle esigenze e dei tempi.
In alcuni casi, viene in aiuto anche il supporto dell’azienda e più un’azienda è strutturata come Demont più è semplice: io lavoro con una squadra di persone, non sono sola come una libera professionista, quindi – in caso di imprevisti– ho sempre la possibilità di farmi aiutare.
Guardando le statistiche emerge quanto sia diffusa la convinzione che una donna che rientra dalla maternità sia meno efficiente sul luogo di lavoro. Tu cosa ne pensi?
Come ho già detto, io sono diventata dirigente tra pre e post maternità e già questo è un dato significativo.
Nella mia esperienza posso solo dire che è aumentata l’efficienza intesa come capacità di concentrarsi sulle cose essenziali e svolgerle nel modo migliore, più veloce ed ottimizzato perché vuoi e devi riuscire a gestire tutto assieme.
Con la maternità, le donne imparano a gestire il loro tempo, a coordinare molte cose in più simultaneamente e questo fa aumentare l’efficacia e l’efficienza anche nella gestione del lavoro.