Turnaround vincente in Saras: la parola ai protagonisti

Dopo la felice conclusione delle fermate che hanno visto Demont impegnata in un importante impianto del Nord Italia e nella raffineria di Busalla, si è concluso con successo anche il turnaround in Saras.

Oggi vogliamo lasciare la parola a Giuseppe Conigliaro e Fabio Farinelli, i principali registi di questa straordinaria performance che, insieme alle loro squadre (composte da ben 350 persone in totale), hanno terminato gli interventi dopo 2 mesi di adrenalina pura e lavoro estenuante.

Giuseppe Conigliaro – Responsabile Amministrazione e Contabilità

D: Giuseppe, qual è stato il tuo ruolo nell’intervento di turnaround che hai coordinato presso la raffineria?
R: Ho gestito tutta la composizione del contratto, cioè la realizzazione della parte attiva con la finalizzazione degli ordini. In pratica, con i colleghi abbiamo costruito la fermata con delle contabilità a misura.

D: Quali erano gli obiettivi principali dell’intervento e come ti sei organizzato per raggiungerli?
R: L’obiettivo principale di mia competenza era quello di mettere l’azienda nelle condizioni di aver blindato gli ordini prima che cominciasse la fermata. Questa programmazione ha dato la possibilità a me ed ai miei colleghi di poterci gestire al meglio e ha reso disponibile al gestore del contratto, all’amministratore delegato e a chi di competenza tutti i dati per poter ottimizzare e rendere al meglio l’esito di fermata.

D: Quali sono state le principali sfide e difficoltà che hai incontrato e come le hai affrontate e superate?
R: Questa fermata è stata l’ennesima sfida piacevolmente affrontata e superata, molto stimolante soprattutto perché siamo partiti da zero. Sono arrivato in cantiere i primi di febbraio, il primo a sbarcare su Sarlux per i nuovi progetti. Ricordo che ho aperto il mio portatile e, con le poche informazioni di gara che avevo, mi sono creato tutta la struttura di fermata. Ho dovuto affrontare il disagio della logistica, di avere poche informazioni. Ma giorno dopo giorno, io e i miei compagni di squadra siamo cresciuti, anche andando a verificare personalmente i lavori sul campo, e ce la siamo costruita. È stato davvero molto sfidante.

D: In che modo hai gestito la pressione e lo stress durante questi due mesi di lavoro intenso lontano da casa?
R: Ci siamo dovuti confrontare con quattro strutture differenti perché il pacchetto fermate prevedeva ben quattro impianti: ciò significa avere a che fare con personale sempre diverso da impianto a impianto. Affrontare questa situazione mi ha caricato di adrenalina al punto da non permettermi nemmeno di pensare ai 2 mesi e mezzo lontano da casa. Ero in adrenalina pura… perché qui il lavoro ti prende, ti butti dentro a capofitto: quindi, questi due mesi e mezzo sono corsi via veloci!

D: Giuseppe, grazie per il tuo tempo. Vuoi aggiungere qualcosa?
R: Si, vorrei aggiungere una cosa che mi sta tanto a cuore. Alle spalle, ho una grande azienda e tutto questo lo puoi realizzare solo così. In particolare, ringrazio l’amministratore delegato con cui abbiamo personalmente concertato e definito ogni singolo passaggio di questa fermata. Perché, questa fermata più che mai rispetto alle altre ce la siamo costruita davvero dall’inizio.
Ma, soprattutto, ringrazio la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto e non mi ha mai dato pensieri lasciando che mi concentrassi esclusivamente sul lavoro. Io ho un obiettivo: l’obiettivo mio professionale è l’obiettivo mio di famiglia, di questo sono certo.
Ringrazio anche Fabio (Farinelli – ndr): insieme abbiamo vissuto un’esperienza unica… Sembravamo due naufraghi su un’isola che non era un’isola, ma una raffineria.

 

Fabio Farinelli – Responsabile Fermata

D: Fabio, in che modo hai gestito la pianificazione e la coordinazione delle attività durante i 2 mesi di lavoro?
R: Durante i mesi di pre-fermata, con i colleghi ho creato un crono programma delle attività di turnaround, così da favorire il ritmo e il coordinamento delle varie fasi di lavoro. Il dialogo con il gruppo è fondamentale: in una fermata così complessa come questa, la gestione dello stress è essenziale per mantenere alte produttività e qualità del lavoro. Dopo essermi assicurato che tutti i membri del team avessero una comprensione chiara degli obiettivi e dei risultati desiderati, li ho aggiornati sullo stato delle attività condividendo con loro le soluzioni più idonee per sincronizzare gli sforzi. Ho assegnato compiti specifici a ciascuno in base alle competenze, tenendo conto non solo del carico di lavoro, ma anche del benessere emotivo di ognuno.

D: Come hai gestito la comunicazione e la collaborazione con il cliente e con gli altri membri del team durante l’intervento?
R: Le comunicazioni con il cliente sono sempre state chiare e puntuali. Il mio atteggiamento nei confronti delle varie Funzioni della Committente è sempre stato collaborativo, sincero e chiaro, rispettoso dei ruoli, ma anche diretto ed imperativo per il raggiungimento degli obbiettivi prefissati. Ho focalizzato i rapporti tra membri interni ed esterni al gruppo di lavoro su fattori chiave come la comunicazione chiara e tempestiva, la condivisione delle informazioni, l’utilizzo di tutti gli strumenti possibili per facilitare lo scambio di informazioni, la definizione di obiettivi chiari per mantenere costantemente il focus e la direzione del lavoro, il coinvolgimento del cliente nelle decisioni chiave per aumentare la sua fiducia, l’organizzazione regolare di riunioni collettive per risolvere eventuali problemi e condividere progressi, il costante monitoraggio dell’avanzamento delle attività secondo il programma pianificato. Ho sempre mantenuto un atteggiamento di ascolto attivo per comprendere i punti di vista di tutti e garantire una comunicazione efficace, affrontando se del caso eventuali conflitti per trovare soluzioni efficaci e tempestive. In sintesi, ho sempre cercato di promuovere una cultura collaborativa per favorire un ambiente di lavoro in cui cooperazione e supporto reciproco fossero incoraggiati.

D: In che modo hai gestito lo stress e la pressione durante questi 2 mesi di lavoro intenso e lontano da casa?
R: Lo stress, ormai, è un compagno abituale durante questi periodi impegnativi, ma ho imparato a gestirlo e trasformarlo in adrenalina per rimanere vigile e attento alle problematiche giornaliere e per mantenere alta la concentrazione del mio gruppo di lavoro. Con la famiglia ho cercato di mantenere un contatto quotidiano, trasmettendo positività proprio per non dare preoccupazioni ulteriori. Le videochiamate mi hanno aiutato a trasmettere sentimenti ed emozioni, riducendo il distacco della lontananza.

D: Quali sono state le principali sfide e difficoltà che hai incontrato? E come le hai affrontate e superate?
R: Quando devi affrontare un turnaround, le sfide da affrontare sono più di una. Prima di tutto, devi agire attivamente per evitare infortuni ed incidenti perché la salvaguardia dell’integrità fisica del lavoratore è un valore imprescindibile. Il riscontro economico, poi, non è mai scontato: soddisfare le esigenze e gli obbiettivi aziendali è il risultato che ogni funzione operativa e gestionale deve garantire. Il rispetto delle tempistiche in un lavoro complesso e compresso al limite richiede uno sforzo mentale e fisico non indifferente e le difficoltà che riscontri in questa tipologia di interventi sono innumerevoli. Mi riferisco essenzialmente all’efficacia del gruppo di lavoro, alle criticità insite nel compito, alla necessità di preparare logisticamente il cantiere in modo impeccabile, al ruolo guida che ti viene attribuito, alla necessità di mantenere alte concentrazione e professionalità anche nei momenti più difficili e pressanti.
Per superare tutto questo, non esistono ricette particolari: mi sono sempre rivolto ai colleghi in maniera rispettosa dei ruoli, ma imperativa nelle situazioni in cui era necessario, ho affrontato il lavoro di petto cercando di studiarlo nel dettaglio sotto ogni aspetto e ho collaborato con l’azienda mettendola sempre al primo posto nella scala delle priorità.

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